Andando a Tentativi

Ma come fai a fare delle cosine così carine?
Mi hanno fatto anche domande che includevano complimenti migliori di “cosine carine”, ma non ho mai creduto di saper fare nulla di più di qualcosa di carino, che metta allegria a chi lo vede.
La risposta credo sia tutta nel titolo.
Magari cercheremo di ampliarla un po’ di più, ma alla fine il concetto è :

“Prova. Riprova. Fai. Sfai. Rifai. E alla fine persevera.”
Non ho mai fatto nient’altro, che continuare a provare, fino al momento in cui non raggiungevo il mio risultato.
Vorrei però approfondire, per puro spirito di condivisione alcuni strumenti e abitudini che ho effettivamente sviluppato, lavorando la pasta di zucchero.

1- Pinterest:

Questo è il mio alleato numero uno, avere delle reference, è fondamentale, e grazie a tutti i meravigliosi creativi che sono sulla piattaforma, avete a disposizione veramente un infinità di tutorial.
Ormai è un “social”,( lo si può definire così?) conosciutissimo, ed il mio personale uso si divide in tre step: Trovare un soggetto che mi piace, o che mi è stato commissionato, creare una bacheca in cui posso inserire tutte le immagini e i tutorial relativi magari a più modi di rappresentare quello stesso soggetto, e riprodurlo. Dopo qualche tentativo ho assimilato la manualità e l’occhio per rielaborarlo e ne faccio una mia versione, cambiando più o meno dettagli, pose o colori.

2 – Le forme di base:

Probabilmente non vi sto dicendo nulla di nuovo, me ne rendo conto, ma come ho detto è una condivisione del mio percorso e di ciò che a me è utile. E’ una sorta di piccolo dietro le quinte, se vi dovesse passare qualcosa fatto da me per le mani magari sarete in grado di vedere quali di questi trucchetti ho usato.

Questa strategia, la uso sopratutto con i soggetti complessi, come il transformers che vedete qui sotto:

Bumblebee – Personaggio in pasta di zucchero, mezzobusto.

In questo caso avevo una figura piena di dettagli, una cliente con altissime aspettative, e relativamente poco tempo.
La strategia è stata ovviamente quella di realizzare solo il mezzobusto che sarebbe seccato in meno tempo e sarebbe stato senz’altro più facile da gestire.
In più per ridurlo a forme semplici ed elementari mi sono aiutata cercando su google, dei disegni da colorare, che comunemente si stampano per far giocare i bambini, così da visualizzare le forme di base che componevano la figura,grazie ai disegni stilizzati.
E alla fine fatti i pezzi, è stato come comporre un puzzle.

3 – Il Mio risultato:

Questo credo sia il punto in cui tutti differiamo.
Il mio modo di capire se una creazione è finita è guardarla sperando che anche lei guardi me.
Se ho la sensazione che quell’oggettino abbia una sua anima, un suo carattere e sopratutto se mi mette il sorriso.
Allora è finita. Non le serve altro. Magari un paio di ritocchi, ma il mio risultato ce l’ho già davanti a gli occhi.

La scultura dona un’anima al marmo.

(François René de Chateaubriand)

Questi sono i tre piccoli trucchetti che ho imparato ad adoperare in questi quattro anni da autodidatta;

E alla fine rimane la regola più importante per riuscire: ANDARE A TENTATIVI!

Nicole Anna Bresciani

11 Settembre 2020

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